Le alluvioni dimenticate: Bari 23 febbraio 1905

30 aprile, 2008 15:30 | Scritto da: Carlo Migliore

la stazione del tramvai in alto, la conca del Picone in basso ; fonte (www.la-piazza.it)

la stazione del tramvai in alto, la conca del Picone in basso ; fonte (www.la-piazza.it)

E’ stato l’episodio più intenso e forse l’unico a potersi considerare una vera e propria alluvione che abbia mai colpito il capoluogo pugliese, la sua atipicità sta nel fatto che arrivò nel bel mezzo dell’inverno, un inverno particolarmente rigido che aveva portato la neve in città e su tutta la regione per diverse volte. Con questo approfondimento analizziamo le cause che portarono alla tragedia.La città di Bari sorge su un area pianeggiante e depressa chiamata conca di Bari, non esiste sul territorio una rete idrografica sviluppata sia per le scarse precipitazioni annuali (circa 620mm) che per il diffuso carsismo della zona che impedisce l’esistenza di sorgenti destinando la circolazione idrica principale al sottosuolo. Tuttavia all’interno del comune di Bari esistono almeno 9 letti torrentizi, quasi sempre asciutti salvo che durante le precipitazioni, quelle più intense. Vengono chiamati “lame” e sono il risultato delle fluttuazioni climatiche dei periodi pre e post glaciali del Pleistocene. Scendono dalle Murge, gli unici rilievi della regione che non superano altezze di 500m. La più importate delle lame è il torrente Picone. Ed è proprio il torrente Picone che causerà la tragedia del 23 Febbraio del 1905.

Ma prima una premessa, l’inverno 1904-1905 si era fino a quel momento presentato molto rigido sulla regione. La neve era caduta dall’inizio di Gennaio almeno 3 volte con accumuli minimi in città ma che sulle Murge avevano superato il metro di altezza. A giudicare dall’archivio carte di Wetterzentrale fu un anticiclone russo siberiano in piena forma a determinare le colate artiche verso la regione.

La causa dell’alluvione è da ricercarsi invece nell’azione congiunta tra l’anticiclone russo siberiano e quello delle Azzorre. Il 20 Febbraio del 1905 l’azione di blocco atlantico esercitata dall’alta azzorriana determina una colata di aria polare marittima dalla Norvegia fino al bacino centrale del Mediterraneo. Si forma un minimo ciclonico molto profondo sulla Sardegna che comincia a spostarsi gradualmente verso est per l’azione di chiusura che nelle due giornate successive metterà in comunicazione i due anticicloni a nord dell’Italia. Con questo tipo di configurazione il vortice ciclonico continua ad essere alimentato da correnti molto fredde provenienti dai Balcani e nel contempo richiama aria molto mite dalle latitudini meridionali. Il contrasto genera un fronte temporalesco molto esteso ed intenso che con traiettoria SE-NO risale dallo Ionio per interessare tutta la Puglia.

In città comincia a piovere la sera del 22 Febbraio ma i forti rovesci arrivano solo nella mattina del 23 e raggiungono la massima intensità verso mezzogiorno (pioverà con forte intensità per 11 ore ininterrotte). I primi allarmi arrivano da alcune zone del centro della città dove un torrente d’acqua comincia a coprire i marciapiedi ma è solo l’inizio, dopo alcune ore il livello sale a mezzo metro e l’allarme si estende a tutto il centro. L’acqua è rossiccia, segno della contaminazione argillosa dei terreni delle Murge, è da li infatti che arrivano riversandosi nei letti asciutti delle lame in particolare di quella più grossa, il Picone. Lungo l’antico corso del Picone l’acqua supererà ben presto i 3 metri raggiungendo il livello stradale. A quel punto comincia l’esondazione la cui violenza è inaudita, al suo passaggio non c’è nulla che rimanga in piedi, centinaia di carri, carretti, animali, muri vengono spazzati via come fuscelli. Il peggio avviene alla stazione di Bari-Barletta in fondo a via Napoli, punto di confluenza di tutte le acque. La rimessa delle locomotive crolla, un intero vagone viene trascinato per cento metri e si è arena sulla spiaggia del Mar Isabella, tutti i binari vengono divelti, la furia delle acque porta via con se il suolo per una profondità di due metri. E’ un disastro senza precedenti. Il triste bilancio delle vittime sarà di 18 morti.

Passano 10 anni e seppur con toni meno marcati la città viene nuovamente interessata da estesi allagamenti che causano altre vittime, è l’anno 1915, questa volta capita in Settembre. Infine un intenso nubifragio nel Novembre del 1926 con altri danni e ancora vittime fa prendere la decisione di operare degli interventi sul territorio per scongiurare altre calamità. Viene costruito un grande canalone per la confluenza delle acque e nel contempo si provvede all’opera di rimboschimento della zona di Cassano delle Murge dalla quale si ritiene che arrivino le acque alluvionali, foresta tutt’ora esistente e nota con il nome di foresta Mercadante (fonte dati www.lagazzettadelmezzoggiorno.it, www.comune.cassano.bari.it)

l'attuale posizione del Picone rispetto alla città (fonte www.google.com)

l'attuale posizione del Picone rispetto alla città (fonte www.google.com)

Carlo Migliore

2 risposte a “Le alluvioni dimenticate: Bari 23 febbraio 1905”

  1. franco scrive:

    nel complesso buona. Non esiste altra documentazione fotografica e cronaca cittadina più dettagliata?

  2. SILVANO VIOLANTE scrive:

    TUTT’OGGI ESISTE E PASSAREBBE NELLE VICINANZE E FORSE SOTTO VILLA ROMANAZZI CARDUCCI

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