L’isola di calore
2 giugno, 2009 12:00 |

New York
Le grandi città sono caratterizzate per la maggior parte della loro estensione da superfici asfaltate e edificate, gli spazi verdi invece sono normalmente molto pochi; questi fattori, uniti al traffico, all’uso dei riscaldamenti e alla vicinanza di aree industriali, causano un aumento generale della temperatura media annua della città e una sostanziale modifica di altri parametri meteorologici. La modifica avviene a causa del maggior immagazzinamento di calore da parte delle superfici asfaltate e dai muri delle case, questo calore viene restituito molto lentamente all’ambiente e quindi modifica la temperatura.

L'impressionante vastità del centro urbano
In città enormi come New York, Chicago, Toronto e Tokyo l’isola di calore assume dimensioni e livelli davvero impressionanti, nella grande mela in inverno il calore emesso dalla combustione dei combustibili fossili da parte delle automobili e dei riscaldamenti, è pari a circa il doppio di quello in arrivo dai raggi solari!
Per poter diminuire gli effetti del “metabolismo” cittadino sul clima è necessario favorire ed incentivare il servizio pubblico e non potendo ovviamente abbattere le case, creare maggiori spazi verdi in diverse zone della città. Gli alberi infatti riducono l’isola di calore grazie all’assorbimento di calore da parte delle foglie, all’ombreggiamento e attraverso l’evapotraspirazione, che consiste nell’assorbimento dell’acqua da parte delle radici delle piante e nella resituzione di quest’ultima sottoforma di vapore acqueo dopo la fotosintesi. Tale processo è endotermico, sottrae cioè energia all’ambiente circostante determinando un abbassamento della temperatura intorno alle piante durante le ore più calde e un aumento dell’umidità atmosferica. Si calcola che un albero di grandi dimensioni produca un effetto di raffreddamento sull’ambiente vicino pari a 30 condizionatori d’aria. In un parco di grandi dimensioni la temperatura può essere più bassa rispetto al centro di 1-3°c. (Fonti dati: (Landsberg 1981), (Chandler; Herrington et al.1971), (Oke 1989), USDA Forest Service Pamphlet, www.clorofilla.it
Foto www.paesieimmagini.it; www.corriere.it; www.nyc-site )

Central Park
Scusate, io credo che la soluzione più efficace e probabilmente più economica sia quella di pitturare di bianco tutte le superfici possibili esposte al sole (lastrici solari, tetti, strade, ecc.): vi sono delle vernici con tonalità molto riflettenti (effetto albedo: ci sono brevetti anche italiani) che riflettono al di fuori dell’atmosfera terrestre percentuali altissime dell’energia entrante. Invece di ridurre la CO2, riducono l’energia dal sole che filtra nell’atmosfera. L’amministrazione Obama punta molto anche su questo rimedio, che da degli effetti sorprendenti sulla riduzione del riscaldamento globale (senza, ripeto, intervenire sulle emissioni di CO2 e sull’effetto serra).
Luigi