L’isola di calore

2 giugno, 2009 12:00 | Scritto da: Giulio Betti

New York

New York

Nelle grandi aree urbane il clima è più mite rispetto alle zone rurali vicine, questo fenomeno è conosciuto col nome di “isola di calore”.
Le grandi città sono caratterizzate per la maggior parte della loro estensione da superfici asfaltate e edificate, gli spazi verdi invece sono normalmente molto pochi; questi fattori, uniti al traffico, all’uso dei riscaldamenti e alla vicinanza di aree industriali, causano un aumento generale della temperatura media annua della città e una sostanziale modifica di altri parametri meteorologici. La modifica avviene a causa del maggior immagazzinamento di calore da parte delle superfici asfaltate e dai muri delle case, questo calore viene restituito molto lentamente all’ambiente e quindi modifica la temperatura.
L'impressionante vastità del centro urbano

L'impressionante vastità del centro urbano

Un esempio per tutti: i tetti delle case e l’asfalto possono raggiungere sotto il sole estivo i 65°c e quello è tutto calore che andrà poi a riscaldare l’ambiente urbano. Non da meno sono le automobili che con i loro tubi di scappamento emettono gas che rilasciano calore nell’aria, così come le ciminiere delle fabbriche, i riscaldamenti in inverno e i condizionatori d’aria in estate. Quindi si comprende come, non mancando fonti di calore aggiuntive al sole, il clima cittadino tenda a riscaldarsi notevolmente. Si calcola per una città di medie dimensioni che tra il centro e le zone rurali ci siano tra gli 0.5°c e i 3°c di differenza; non solo, esaminando il dato per stagioni si evince che la media delle minime invernali sia più alta rispetto alla normalità (cioè senza isola di calore) di 1-2°c e che le massime estive siano più alte di 1-3°c. La temperatura non risulta l’unico parametro modificato, anche altri risentono dell’effetto isola; si stima che i fenomeni temporaleschi siano del 10-15% maggiori rispetto ad ambienti rurali a causa della maggior quantità calore a disposizione nei moti convettivi. Il vento invece per la presenza delle abitazioni risulta (in condizioni di brezza) del 20-30% minore. Un altro dato molto interessante è l’aumento dei nuclei di condensazione nell’atmosfera cittadina, cioè di quelle particelle minute (polveri sottili) derivate dall’inquinamento che favoriscono la condensazione del vapore in nube e l’aggregazione delle minuscole particelle di acqua per formare una goccia di pioggia, funziona un pò come la pioggia artificiale che viene “prodotta” sparando nelle nubi sali di ioduro d’argento, un elemento altamente aggregante che consente, li dove il pulviscolo atmosferico è assente, alle gocce d’acqua di formarsi e cadere. Maggior condensazione significa maggior nuvolosità e di conseguenza maggiori precipitazioni, l’incremento dei due parametri è rispettivamente del 5-10% e del 10-15% annuo.
In città enormi come New York, Chicago, Toronto e Tokyo l’isola di calore assume dimensioni e livelli davvero impressionanti, nella grande mela in inverno il calore emesso dalla combustione dei combustibili fossili da parte delle automobili e dei riscaldamenti, è pari a circa il doppio di quello in arrivo dai raggi solari!
Per poter diminuire gli effetti del “metabolismo” cittadino sul clima è necessario favorire ed incentivare il servizio pubblico e non potendo ovviamente abbattere le case, creare maggiori spazi verdi in diverse zone della città. Gli alberi infatti riducono l’isola di calore grazie all’assorbimento di calore da parte delle foglie, all’ombreggiamento e attraverso l’evapotraspirazione, che consiste nell’assorbimento dell’acqua da parte delle radici delle piante e nella resituzione di quest’ultima sottoforma di vapore acqueo dopo la fotosintesi. Tale processo è endotermico, sottrae cioè energia all’ambiente circostante determinando un abbassamento della temperatura intorno alle piante durante le ore più calde e un aumento dell’umidità atmosferica. Si calcola che un albero di grandi dimensioni produca un effetto di raffreddamento sull’ambiente vicino pari a 30 condizionatori d’aria. In un parco di grandi dimensioni la temperatura può essere più bassa rispetto al centro di 1-3°c. (Fonti dati: (Landsberg 1981), (Chandler; Herrington et al.1971), (Oke 1989), USDA Forest Service Pamphlet, www.clorofilla.it
Foto www.paesieimmagini.it; www.corriere.it; www.nyc-site )

Central Park

Central Park

Giulio Betti

Una risposta a “L’isola di calore”

  1. Luigi scrive:

    Scusate, io credo che la soluzione più efficace e probabilmente più economica sia quella di pitturare di bianco tutte le superfici possibili esposte al sole (lastrici solari, tetti, strade, ecc.): vi sono delle vernici con tonalità molto riflettenti (effetto albedo: ci sono brevetti anche italiani) che riflettono al di fuori dell’atmosfera terrestre percentuali altissime dell’energia entrante. Invece di ridurre la CO2, riducono l’energia dal sole che filtra nell’atmosfera. L’amministrazione Obama punta molto anche su questo rimedio, che da degli effetti sorprendenti sulla riduzione del riscaldamento globale (senza, ripeto, intervenire sulle emissioni di CO2 e sull’effetto serra).
    Luigi

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